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PENSARE DIO. LA PROSPETTIVA DI HANS JONAS

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PENSARE DIO. LA PROSPETTIVA DI HANS JONAS

Nel teatro greco, il Deus ex machina era la divinità che, intervenendo nel momento più disperato del dramma, risollevava le sorti di una trama troppo compromessa perché gli attori umani potessero districarla.

Questa speranza in un'epifania che riscatta il presente è un sentimento ancora ben radicato in noi. In politica, ad esempio, è lampante: si attende costantemente la persona dal "giusto profilo", capace di risolvere ogni crisi in un colpo solo.


Dalla Speranza alla Denuncia

Si tratta di un tema profondamente antropologico, che tocca la capacità dell’essere umano di immaginare il futuro. Eppure, oggi la parola "Dio" ricorre spesso in un genere letterario improprio: la denuncia contro ignoti per i mali del mondo.

  • Il pianeta ha la febbre? È colpa di Dio.

  • L’economia crolla? Dio ne è la causa.

In questo cortocircuito logico, il termine "Dio" ha finito per significare de-responsabilizzazione dell'individuo, trasformandosi da metafora della soluzione a capro espiatorio per le circostanze nefaste.


Il Dibattito: Dio e l'Agire Umano

Com'è accaduto che l'essere umano moderno abbia smesso di pensare a Dio come a un essere capace di agire personalmente per il suo bene? Sul palcoscenico del "secolarizzato" Novecento, il pensiero del filosofo Hans Jonas ci offre le chiavi per comprendere questa trasformazione.

Ne discutono:

  • Matteo Bergamaschi: Filosofo, autore poliedrico e insegnante.

  • Ilenya Goss: Pastora della Chiesa valdese di Mantova e Felonica Po, teologa, musicista e docente universitaria di Bioetica.

Modera: Emanuele Campagna, Direttore del CEC.

Emanuele Campagna

Emanuele Campagna


Collaboratore di Heidi Crameri - Responsabile del Centro Evangelico - e, attualmente, studente in teologia presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma

centro.evangelico.cultura.sondrio@gmail.com
 

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