Tra gli appuntamenti della giornata inaugurativa del Centro Evangelico di Cultura di Sondrio, sabato 3 ottobre, ci sarà anche un modo particolare di entrare nella storia della città: camminarci dentro.
La passeggiata storica guidata da Jan-Andrea Bernhard e Silvia Perlini partirà alle ore 10.30 da Piazza Garibaldi e attraverserà alcuni luoghi del centro di Sondrio nei quali sono ancora leggibili le tracce di una storia politica, religiosa e culturale molto più complessa di quanto talvolta ricordiamo.
Il punto di partenza è già significativo. La stessa Piazza Garibaldi, attraverso i nomi assunti nel corso del tempo, racconta infatti il succedersi delle diverse appartenenze politiche della Valtellina. Fra queste vi fu il lungo periodo, dal 1512 al 1797, nel quale il territorio fu soggetto alle Tre Leghe. Sondrio divenne allora sede del governatore e del vicario: una città valtellinese inserita in una trama politica che guardava anche al mondo retico.
È dentro questo scenario che la passeggiata incontrerà una delle figure più interessanti della Sondrio del Cinquecento: Ulisse Martinengo de Barco. Il suo nome conduce alla storia di famiglie italiane avvicinatesi alla Riforma che, dopo la restaurazione dell'Inquisizione romana nel 1542, trovarono nella Valtellina soggetta alle Tre Leghe uno spazio relativamente più aperto. Politicamente il territorio dipendeva dalle Leghe, mentre ecclesiasticamente continuava ad appartenere alla diocesi di Como: una sovrapposizione di appartenenze destinata a segnare profondamente la sua storia.
Martinengo giunse a Sondrio nel 1584 e fu vicino alla comunità riformata locale. Una testimonianza del visitatore cattolico Feliciano Ninguarda permette di stimarne, alla fine del Cinquecento, circa duecento membri su una popolazione cittadina di circa duemila persone. Non si trattava dunque di una presenza marginale: alla Chiesa riformata appartenevano anche esponenti di importanti famiglie legate alla vita economica e sociale della città. Lo stesso Palazzo Martinengo divenne luogo di accoglienza per rifugiati religiosi provenienti dall'Italia.
Alzando lo sguardo verso Castel Masegra, il racconto si allargherà alla storia politica della valle. Dal Cinquecento il castello fu utilizzato dai governatori delle Tre Leghe e divenne anche sede del tribunale; alla fine del secolo passò alla famiglia von Salis-Soglio. Persino dopo la drammatica cesura del 1620, la storia del palazzo continuò a testimoniare i rapporti tra Valtellina e mondo grigionese, anche attraverso l'agricoltura, la viticoltura e il commercio del vino.
Camminare attraverso il centro storico porterà poi verso uno dei passaggi più delicati della memoria religiosa sondriese: la vicenda dell'arciprete Nicolò Rusca e il suo confronto con il pastore riformato Scipione Calandrini.
I due furono contemporanei e avversari confessionali, ma entrambi uomini di grande cultura. Nel 1597 si confrontarono pubblicamente nella disputa di Tirano e le due parti pubblicarono successivamente gli atti secondo le rispettive prospettive. È un particolare significativo: prima che il conflitto precipitasse nella violenza, cattolici e riformati furono capaci anche di confrontarsi attraverso la parola, lo studio e la controversia teologica.
Negli anni successivi quel fragile equilibrio si spezzò. Il clima politico e confessionale divenne sempre più aspro; Rusca fu arrestato nel 1618 e condotto a Thusis, dove morì durante o in conseguenza delle torture subite. Il tribunale di Thusis colpì esponenti religiosi e politici appartenenti a entrambi gli schieramenti e costituì uno degli episodi iniziali dei Torbidi grigionesi, inseriti nel più vasto scenario della Guerra dei Trent'anni.
Due anni più tardi, nel 1620, la violenza raggiunse la Valtellina con quella che le diverse memorie storiche hanno chiamato “Sacro Macello” o “Veltliner Mord”. Circa 550 protestanti furono uccisi; la sola Sondrio contò tra 160 e 180 morti. Anche le parole con cui quell'evento è stato tramandato ricordano quanto una stessa storia possa essere osservata e raccontata da prospettive differenti.
La passeggiata arriverà infine in Piazza Campello e a Palazzo Pretorio. La chiesa riformata dei Santi Nabore e Felice, utilizzata dalla comunità evangelica dal 1557, non esiste più. Restano però altre tracce: gli stemmi conservati nel Palazzo Pretorio riportano ancora i nomi di governatori riformati e cattolici delle Tre Leghe. Accanto ad essi, cognomi come Guicciardi, Quadrio, Paravicini e Besta-Azzo continuano a raccontare la storia valtellinese.
Sono nomi, pietre, palazzi, assenze, ma soprattutto sono memorie che convivono nello stesso spazio.
Per questo la passeggiata non vuole semplicemente raccontare quale confessione avesse ragione o quale potere abbia prevalso. Vuole provare a restituire la pluralità di una storia nella quale cattolici e riformati, valtellinesi e grigionesi, esuli e famiglie locali, controversie teologiche e interessi politici si sono incontrati, confrontati, ma anche tragicamente scontrati.
La domanda lasciata aperta dal percorso può allora parlare anche al presente: convincere o convivere?
Forse tornare a camminare insieme attraverso questa storia significa imparare che la memoria non serve soltanto a stabilire da dove veniamo. Può aiutarci anche a scegliere come abitare insieme il presente.
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